È di otto morti, decide di dispersi e centinaia di sfollati il bilancio provvisorio dell’azione distruttiva della tempesta Boris, abbattutasi in maniera devastante sull’Europa centro-orientale.
Austria, Ungheria, Polonia, Romania, Slovacchia, Repubblica Ceca e Germania le nazioni più colpite. Impressionanti le immagini circolate sul web tra il 15 e il 16 settembre 2024: città completamente sommerse (Vienna con il Danubio in primis), autostrade, stazioni metropolitane e ferroviarie inagibili, persone trascinate via dall’impeto dell’acqua…
Un disastro climatico che avrà ripercussioni per lungo tempo e che – forse – si poteva prevenire o quantomeno anticipare.
A maggio del 2014, durante il governo Renzi, venne istituita “Italia Sicura”, la struttura di Missione contro il dissesto idrogeologico creata per sbloccare i fondi necessari ad avviare opere di risanamento dei problemi creati da tali eventi sul territorio italiano. In tre anni vennero investiti 2.260 milioni di euro per eseguire 1.781 opere e molti altri interventi, fermi a causa di lungaggini burocratiche, vennero finalmente sbloccati.
Purtroppo, Italia Sicura fu poi smantellata durante il governo Conte e venne a mancare la cabina di regia che coordinasse gli interventi in maniera tempestiva ed efficace.
Attualmente esistono delle normative in merito ad alcune azioni preventive che le amministrazioni possono mettere in atto: il DDL S. 216, ad esempio, fornisce disposizioni per la manutenzione degli alvei di fiumi e torrenti, una pratica che, se ben coordinata e programmata, contribuirebbe a ridurre l’impatto devastante delle inondazioni e degli eventi meteorologici improvvisi e violenti come quelli appena vissuti.
La pulizia degli alvei è comunque un argomento molto controverso: c’è chi ritiene sia utile e chi, invece, che sia dannosa. Nell’attesa di capirlo, sarebbe comunque il momento di applicarsi seriamente per prevenire e intervenire efficacemente prima che le cose peggiorino sempre più.